Il Noi e l'Io

Ci possono essere varie situazioni che uniscono le persone. Spesso sono quelle di difficoltà, momenti di emergenza che portano naturalmente a stringersi l'uno con l'altro, così che nessuno rimanga da solo. Ma anche situazioni più comuni, chiaccherate, o un breve giro in compagnia in cui si condivide la fatica del cammino e la soddisfazione dell'arrivo alla meta.

Questi tre giorni in montagna ci volevano.
La montagna è fatica, ma anche comunione. Da soli arrivare in cima è difficile, ci possono essere momenti in cui le gambe cedono e lo zaino pesa fin troppo. Ma se il cammino è condiviso, il tragitto non è più così pesante, e le difficoltà diventano meno opprimenti.
Momenti come questi sono quelli che uniscono, che riuniscono, che ti fanno capire che siamo qui per un motivo: sorreggerci l'un l'altro nei momenti di difficoltà. L'uomo e l'esistenza umana non hanno senso nel puro e semplice Io, ma solo in un più articolato Noi.

Ma questa breve parentesi di condivisione collide con la realtà di tutti i giorni, che è affiorata col suo carico di egocentrismo pure durante il cammino.
Mi ha sconvolto udire alcuni richiami al pensare di più a sè stessi, a mettersi al centro del proprio universo. Ma la rivoluzione copernicana non ha insegnato nulla?
E' spontaneo mettersi al centro dell'universo, per ogni essere vivente. Quello che ci rende umani è delocalizzarsi, mettersi in periferia di un sistema che non ha centro, che è un sistema di continuo equilibrio tra tutti gli individui.

L'Io non può prendere il posto del Noi. Ne è una parte, ma se lo sostituisce, il mondo cessa di esistere. E l'ultimo uomo sulla terra si condanna alla solitudine e alla morte.

Certo, senza dimenticarsi di sè stessi. Il Vangelo lo ricorda: "Ama il prossimo tuo come te stesso". Non di più, non di meno, ma COME te stesso. Sullo stesso piano. Siete uguali.

E poi, l'esegesi del Sè. Il voler essere a tutti i costi al centro dell'attenzione, il pretendere di sapere le cose anche quando non si sa nulla dell'argomento, solo per sentirsi più grandi degli altri. Se poi non ci si riesce, meglio denigrare e prendere in giro l'altro, così da elevarsi sopra di lui…
Mettersi in posa per sembrare i più fighi, protagonisti e artefici di ogni avventura.
Anche quando non lo si è per nulla.

Dispiace vedere che in quattro anni alcune persone non siano cambiate neanche di una virgola, sostengano ancora che la verità e la realtà esistano in modo assoluto e di esserne oltretutto in possesso. Mentre l'altro è un mentecatto e un idiota da denigrare solo perchè la pensa diversamente.
Ciò oltretutto può spiegare perchè tra tali persone ci sia feeling con il "Narciso supremo"… non sono molto diversi, dopotutto. Oppure alcune tecniche si fanno esportare molto bene…

Tecniche che ormai conosciamo bene, o dovremmo conoscere. Di apologia di sè stessi.
Come frasi fatte che riecheggiano spesso, che fanno effetto, colpiscono al cuore, e ti condannano senza speranza a un'ennesima fregatura.

Ma non puoi costringere le persone a salvarsi. Non puoi far capire loro come per magia che si stanno nuovamente infilando nel tunnel…

Pensare che fino a tre-quattro anni fa il narciso supremo non esisteva. Era un recipiente vuoto, una persona che non aveva mai fatto esperienze di vita che per noi sono comuni, ma era dotato di una forza traente pari a quella di un buco nero.
Ha assorbito tutti i peggiori difetti e le migliori furbate di tutti noi, per farne suo uso e consumo personale.
Temo di sapere da chi abbia preso la capacità di abbindolare gli altri… O almeno, di averlo scoperto da qualche settimana. Peccato che tale scoperta non possa servire a nulla, se il destinatario dei tuoi richiami è perso ad ascoltare il richiamo delle sirene.

Vegliare, come un angelo custode.
Ma non so per quanto tempo ancora riuscirò a stare a guardare impotente questo massacro.

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