Cadere in basso

Non nel senso che sono deluso, ma che proprio mi son cadute le palle.
Di rado è successo che scrivessi due rant nel giro di ventiquattr'ore, ma dato che scrivo per me stesso, può capitare. In casi come questi, soprattutto.

Tipo. Ieri prima lezione del "Professor P.", che oltre a condividere il cognome con una persona a cui ero molto affezionato da bambino (anche se si occupava di tutt'altro!), mi è stato annunciato con squilli di trombe e tappeto rosso, come fosse il docente di cui mi ricorderò per il resto della mia vita da quanto è bravo e dalla mentalità che ha.
Aperta e disponibile.
Dopo mezz'ora ero lì, in prima fila, che mi domandavo se stessi assistendo a una lezione o a un sermone di uno che tenta di convertirti alla propria religione. Asserendo di continuo che tutte le scuole di pensiero sono valide e hanno lo stesso diritto di esistere e di essere applicate se funzionano, ma di fatto cercando di convincerti che la sua è bella, fantastica, applicabile in ogni circostanza, giusta e vera.
Tanto che una ragazza ha azzardato: "ma dove sta cercando di andare a parare? perchè sembra proprio che dobbiamo convertirci a una nuova religione".
E che provi a convincerci della sua mi sta bene. Ma se ti professi così aperto di mentalità, non mettere come testo obbligatorio un libro sulla medicina tibetana scritto da te.
Si, è proprio sulle pratiche di meditazione tibetane e sul loro utilizzo in psicologia.
Ora, se sei aperto di mentalità, e di fatto utilizzi questa motivazione per convalidare la tua professione, dovresti permettermi di studiare anche un'altra possibilità. Qualsiasi essa sia, basta che funzioni.
Quindi, se funziona, voglio poter studiare l'applicazione terapeutica della pet therapy con i criceti del Galapagos.
O qualsiasi altra cosa mi stimoli l'interesse. Certo, di più della meditazione… Non metto in dubbio che possa funzionare, anzi ne sono certo, se sei primario poi. Ma semplicemente vorrei poter scegliere anche qualcos'altro, e non avere la sensazione che mi sia imposta.

Fiducia. In qualsiasi rapporto, sia che le interazioni siano tra due persone che tra dieci, senza di questa non funziona nulla.
E te ne accorgi quando dopo una vita che cerchi di condividere, di aumentare l'area del conosciuto a scapito di quella dello sconosciuto e del non detto, i risultati sono enormemente inferiori alle attese.
A quel punto ti interroghi. E ti arrendi all'evidenza che forse l'interesse a investire nella fiducia reciproca non era così grande. La cosa deve essere bidirezionale. Non funziona? Sbattere i piedi e insistere è da bambini. Prendere decisioni più radicali forse è da persone un pò più mature.
In ogni caso è una delusione. House ha appena detto che la delusione è la rabbia dei rammolliti. Io non sarò un duro, ma via, si incassa e si riparte.

Anche perchè restano altre certezze. Non solo quelle di cui parlavo ieri. Certe amicizie, nelle quali vedo si può investire perchè la fiducia c'è. Dove ci si cerca e ci si trova, quando ce n'è bisogno e anche quando no.
Resta la certezza che questo percorso da qualche parte mi porterà. Esattamente la destinazione non la voglio prevedere, ma lo scopo è quello. Esserci. Rendersi utili. Ascoltare.
Restano i valori, il crederci fermamente, il non arrendersi passivamente di fronte alla constatazione degli stati negativi delle cose. Tipo quel marocchi di ieri sera che si limitava a constatare come vada tutto a rotoli. O gli amici che dicono "i politici son tutti dei ladri, l'italia è uno schifo".
Se si è convinti, le cose possono cambiare. Forse da solo non ci riuscirai, ma almeno potrai dire "ho tentato". Non sarai stato uno spettatore passivo inerme di una puntata trita e ritrita di Porta a Porta.

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