Veglia in reparto

Sono tre settimane che non aggiorno, e come sempre non è perchè il periodo sia stato scarso di eventi, ma piuttosto perchè sono stati molti, e alcuni pure ad alto impatto emotivo. Vedrò di provare a rispettare l'ordine cronologico, ma ho seri dubbi di riuscirci…

Giovedì 19, ore 22.30, da una stanza in un appartamento in via marcanova, si sente un chiaro "COOSA??".
In effetti io e fran avevamo appena scoperto che, casualmente, vi era stato un errore nella prenotazione dell'ostello per la notte successiva a Stoccolma. Dopo aver scaricato al pasticcione di turno il compito di rimediare all'errore (non si sa di chi fosse, ma i sospetti di entrambi non erano pochi) ed esserci risvaccati sul divano a guardare Kinsey, ci proiettiamo già al giorno successivo, al volo e al viaggio lampo a Stoccolma.

Che dire di questa città incastonata nei ghiacci del nord europa? Principalmente che mi sono sentito un alieno. O meglio, un uomo preistorico trasportato in una città del 2183.
Tecnologicamente sono avanti a noi di una manciata di anni. Come organizzazione, non ho mai visto nulla di simile finora, ovviamente in positivo. Gentilezza e cortesia sono talmente grandi e spontanee che se tali coccole te le facesse un italiano mi verrebbe spontaneo subito pensare male e dubitare che abbia un secondo fine. Come società sono avanti a noi di almeno 40 anni. Le persone sono integrate, tutte parte di un'unica società, lavorano senza affanno ma seriamente, apprezzano la cultura e vanno fieri del loro paese, delle tradizioni e delle testimonianze del loro passato.
Noi, in una piazza, abbiamo i cestini delle immondizie che puzzano, straripano e sono circondati di altra spazzatura.
Loro, in una piazza, hanno le pompe per le biciclette. Automatiche, elettriche. Che ti gonfiano automaticamente le gomme alla pressione ideale.
Tanto per fare un esempio.
Vediamo di darci da fare, su. Tutto il resto del mondo può essere così, e anche meglio.

Un bellissimo weekend, con qualche nota stonata a dire il vero, ma che non mi ha impedito di portare a casa un fantastico ricordo di quei due giorni.
Non ci si può azzeccare con tutti, non si può chiedere a due persone che non vogliono entrare in contatto di farlo. E' una violenza nei confronti di chi non sente l'esigenza di cercare un confronto. Il contatto non è scontato: siamo liberi di relazionarci con chi vogliamo, e di non farlo con di chi, a pelle, non sentiamo stima, o peggio.
Ma questa faccenda è già stata chiarita tra i diretti interessati, ha fornito altri punti di confronto.. con queste persone si è bello confrontarsi, senza peli sulla lingua. Ci si sente capiti, disposti ad accettare il punto di vista dell'altro, senza giudicare, con la sensazione di essere "alla pari", senza doppi fini nè alcunchè di "non detto".
Come al solito: azzeccarsi o meno, a pelle.
E io al mio sesto senso non ci rinuncio.
Non ci rinuncio perchè le volte che non l'ho ascoltato ho preso inculate fotoniche. Delusioni delle quali porto ancora il segno.

Si torna a Padova, e poi dopo qualche giorno a cittadella. Fortuna che ero preparato, al ritorno alla realtà.
Fai la stessa strada, calpesti lo stesso asfalto, cammini sotto la stessa pioggia, e ti ritrovi circondato di persone, in quel bar che ormai è come il "bar mario" del liga. Tra queste, tutta la possibile casistica di individui, dagli amici ai meno amici, da quelli che cambiano a quelli che restano sempre uguali, da quelli che soffrono a quelli che nella loro semplicità sono sempre sorridenti, da quelli che sai che ti puoi fidare sempre di loro a quelli a cui non affideresti in custodia nemmeno un gatto morto.
E mi sorprendo ancora… e non riesco ad accettarlo ancora…
L'ho detto qualche notte fa, "ho dovuto accettare di farmi la mia piccola cerchia, di restringere il mio campo di amici", ma come al solito una cosa dico, e una faccio…
La verità è che ancora non accetto che ci siano persone losche, che parlano alle spalle, che approfittano dell'ingenuità altrui per vantaggio personale, che ti svelano segreti e verità manipolate solo per manipolarti a loro volta, che riescono ad accattivarsi le simpatie di molti polli che ci cascano, e che presto verranno di nuovo usati, in modo assolutamente egoistico.
Io persone così non riesco a capire perchè esistano. Come facciano ad addormentarsi la sera senza rimanere in una veglia perenne, divorati dai sensi di colpa.
In certi momenti mi viene un nervoso, ma un nervoso, che giuro, vorrei non aver resistito tanto alcune volte, ed aver pestato di santa ragione chi se lo meritava. Vorrei avergli dato un palloncino, e urlato contro "anche tu galleggerai!" Forse si sarebbe levato dai coglioni, forse non sentirei così tanta rabbia dentro.
E per chi non avesse ancora intuito le ragioni profonde della mia mezza dipartita per la città: ecco. Proprio per questo. Io sono una persona che si accontenta di poco, ma che alcune cose proprio non le sopporterà mai. E non voglio cambiare, no.
Solo mi spiace per chi sta subendo la stessa sorte che è toccata a me nel passato. Via le fette di salame dagli occhi, finchè siete in tempo, e fuori le palle, cazzo.

Fortunatamente alcune volte si hanno delle belle sorprese dalla provincia, e conosci qualcuno che è della tua stessa pasta, stessa sensibilità, interessi molto simili, ottimo feeling a pelle. Non credevo potesse succedere, e non nego che la cosa mi ha dato molte emozioni positive. Tanto per non cadere nel sentimentale.
Nessuna illusione, tengo quello che ho al momento. Coltiviamolo, e se il germoglio merita di diventare un bellissimo albero, lo farà. Guardo avanti con curiosità, e con una sensazione che erano parecchi anni che non provavo più.

Il perfetto tempismo delle emergenze.
Proprio la sera in cui avevo appuntamento alle nove, ecco che un paio d'ore prima si sente un tonfo, un rumore sordo, e una infinita serie di lamenti. E pensare che fino a qualche ora prima maledicevo vivesse con noi, per il peso di avere un'altra persona sulle spalle.
Tre ore dopo, e senza aver saltato l'appuntamento, mi ritrovo in reparto, ad ascoltare un'impietosa diagnosi che senza dubbio sconvolgerà per qualche tempo i già delicati equilibri familiari. Niente, non è possibile avere un momento di pace, di tranquillità, quest'anno.

E così faccio la notte sveglio, senza chiudere occhio, seduto su una scomodissima sedia, interrotto ogni tre minuti da lamenti e richieste di aiuto, flebo e ghiaccio da cambiare, gli occhi che a malapena resistono dopo sessanta ore di veglia.
Però sono rimasto sconvolto… piacevolmente, dai medici e dagli infermieri del reparto. Che hanno cura del paziente, che non lo considerano solo un nome. Che si ricordano il nome di tutti, che vengono ogni mezz'ora di loro iniziativa a controllare se va tutto bene o se ci sono problemi, che ti danno la sensazione che non sei solo, che ti aiutano a farti carico della persona che stai assistendo.
So che non è ovunque così, e che anzi quelle che ho conosciuto stanotte sono delle mosche bianche.
Ma è bello ogni tanto veder spuntare, dalle montagne di cartelle cliniche, lastre e provette, un briciolo di umanità.
Se un domani il mio lavoro mi porterà anche a confrontarmi con realtà del genere, è proprio così che voglio essere.

Il contrasto è ancora più forte al mattino, quando torni a casa, senti del terremoto in Abruzzo, e dopo qualche ora di sonno hai l'occasione di incontrarti con il tuo solito giro. E senti che di quell'evento non si parla assolutamente, che sono miopi alla gravità della cosa, e che a chi prova a destarli dal loro torpore emotivo reagiscono con indifferenza.

E' per quello che sono stanco di fare Don Chiscotte, e mi ritaglio io la mia cerchia di Persone nell'insieme di tutti gli esseri basati sul carbonio.

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