Just a little bit more, no, a very very little bit… and then…

Il tempo che c'è oggi fuori pare dirmelo, l'estate è finita, o quasi. Sono due giorni che piove a dirotto, tira vento che pare la bora di Trieste, e io li sto passando a preparare clinica avanzato, sperando che il simpatico vecchino non decida di fare l'orale proprio all'ultimo minuto.
A inizio estate mi ero ripromesso di preparare entrambi gli esami che mi mancano e contemporaneamente di lavorare in modo tosto alla tesi. Di esame invece ne faccio uno solo, l'altro non ho voglia nemmeno di iniziarlo, di materiale per la tesi ne avrei anche raccolto parecchio, ma di scrivere proprio non se ne parla.
Ho preferito godermi l'estate, e a conti fatti non me ne pento per niente.
Nelle ultime due settimane c'è stata la sagra, la visita delle due romane de roma, un pò di pensieri random, qualche novità.
E qualche cambiamento… già avvenuto o che sento il bisogno di mettere in atto.
Sento una qualche dissonanza in me, ho l'impressione di dover fare qualcosa, come se fossi continuamente invitato a fare un cambio di rotta e fino ad adesso non avessi voluto ascoltare. Dopotutto doveva essere un momento di cambiamento. Ma rischia di essere ancora più radicale di quello che pensavo. Uhmmmmm… vedremo… per ora sperimento nuove esperienze, sul futuro non voglio sbilanciarmi.

Tra qualche giorno si parte…

Il 17, giorno cataclismico -e vai di neologismi- ne succederanno tante di cose. Molti hanno esami, io mi trasferisco, qualcuno torna a casa, qualcuno va a un concerto, qualcuno inizia a lavorare, e… ho dimenticato il resto. Ma il punto è proprio che vado, me ne vado! yuhuuu!
Lontano da mediocrità, provincialismo, ospedale geriatrico, e tutto quello che ci gira intorno.
Da quel che ho capito potrei anche non essere l'unico a levare i tacchi dal quartiere del populino.
Qualcuno mi mancherà, più di qualcuno.
Uno è un amico con cui ho condiviso praticamente quasi tutta la mia vita, che conosco da più di vent'anni e che è riuscito a portare pazienza con me fino ad adesso. Lo so, che sono tutt'altro che facile da prendere.
Ma molto di quello che sono lo devo a lui. Anche perchè è diversissimo da me, e forse è la dimostrazione lampante che le differenze incompatibili esistono solo finchè le riteniamo tali. Accettarsi nelle proprie diversità, poichè vi sono miriadi di pattern comportamentali, e non è detto che uno sia migliore di un altro. Non si tratta di capire quale sia il migliore, ma di accettare che ognuno abbia il suo, senza prevaricare gli spazi di nessuno.
Qualche sera fa siamo tornati nel locale dove tre anni fa ho preso una decisione, decisione che mi ha portato ad essere dove sono ora. Guarda caso, di nuovo io e lui, la prima persona che ha saputo, ridacchiando un pò sotto i baffi, che intenzioni avevo per il mio futuro.
Si è parlato molto dell'avvenire prossimo e lontano. Nel pianificare le prossime esperienze di studio e lavoro, di relazioni, di vita.
E come allora si è tornati a casa, pensando a quanto si è fortunati ad avere qualcuno con cui parlare…

Levo le tende, è vero, ma non perderò le persone che contano davvero.

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