nov 17

Dare un senso

Manca poco.
Appena due settimane e terminerò questa esperienza.
Non sentirò più ogni mattina una sequela di improperi orribili, non ci sarà più l’assalto alla baionetta non appena arrivo assieme a Daniel, non ci sarà più la corsa a proteggere graffette e puntine da una fine assai poco gloriosa.
Non vedrò più sbalzi d’umore oltre il limite dell’immaginabile, nè più ossessioni che bloccano ogni decisione, nè pruriti senza alcuna spiegazione medica.
O forse si?

Perchè quello che mi porto via da questo tirocinio è proprio questo. Da un lato i ragazzi mi mancheranno, mi mancheranno le loro follie e le emozioni scagliate addosso senza alcun filtro.
Ma mi porto via anche un briciolo di consapevolezza sulle infinite espressioni della mente umana.
L’esperienza che ho fatto la raccomanderei a chiunque voglia confrontarsi con quello che è il senso più terribile, ma anche più pieno, dell’esistenza dell’uomo.
Perchè quello che ho ricevuto è molto di più di quello si può dare in così breve tempo. Una chiave di lettura rispetto a tutto quello che mi circonda, ai rapporti di tutti i giorni. Alle persone che in altre circostanze definiresti strane, stronze, o semplicemente fuori di testa.
Beh, rendersi conto che non è tutto così semplice, così riduttivo, è quasi rassicurante.
E’ come aver aperto gli occhi.
Ora, fuori dalla teoria, dai libri. Ora, nel mondo reale.

Ora posso ripensare alcune frasi udite nel corso di questi ultimi mesi.
Alle offese gratuite, alle confidenze imbarazzanti, ai dolori sussurrati e spesso non compresi.
L’avere una chiave di lettura per tutte queste espressioni altrimenti incomprensibili dà un senso a tutto, dà un significato un pò più completo a un mondo che altrimenti un senso sembra non avercelo. A situazioni che certe volte ti domandi Ma come diavolo ci son finito in mezzo?
L’apparente non senso ora è comprensibile. E tutto ciò che è comprensibile è più facilmente accettabile.
E’ l’ignoto, l’insensato, a far paura, a essere inaccettabile.

Tutto ciò passa anche per una analisi di sè stessi, dei propri limiti, dei propri errori. Delle difese disfunzionali sfoderate in vari contesti, degli sbagli con i quali per orgoglio non si vuole fare i conti, dell’impossibilità di accettare di non poter risolvere ogni problema.
Perchè è più facile nascondere le emozioni che confessarle, anche a sé stessi.
Mi ci son scontrato in tutti questi anni, in particolare da quel momento di quasi dieci anni fa.
Sembra ieri. Quegli attacchi in macchina, in treno, in ogni momento. Incontrollabili, incomprensibili. Inaccettabili.
E ora… senza quelle difficoltà, senza quei segnali, non sarei arrivato qui. Ce n’è voluta di strada per imparare a essere vivo. Davvero Vivo.

Ora si continua, la sfida è appena iniziata.
Vi ricorderò di sicuro per sempre, grazie di tutto.