set 17

Reti sociali collusive

E così, non passa giorno che non ci pensi. Sarà perchè vedo ogni giorno orde di persone che stanno male, sarà perchè l’esigenza di essere attivamente di aiuto diventa ogni giorno più pressante, o forse anche solo per l’affetto che provo.
Quello che succede è che inevitabilmente, quasi ogni sera, il discorso cade lì. Tanto che a volte mi domando se sia un problema che vedo solamente io, amplificandolo al di là di quanto sia realmente grave.
Se la sensazione che ci sia qualcosa che non va è soggettiva, credo che sia tuttavia l’unico punto di partenza che si possa avere.
I manuali, la teoria, i criteri, vengono tutti dopo.
E quando tale sensazione è pervasiva, non si riesce, io non riesco, a far finta di niente.

Così, quando penso a lei, non posso non pensare a quanto siano instabili e al contempo intense le sue relazioni, e quanto velocemente possa passare dall’adorare l’amico o l’amica all’odiarla quasi fosse il demonio.
Alla sua convinzione continua di essere sovrappeso, al limite dell’obesità, di non poter piacere
davvero a qualcuno, convinzioni queste che si eclissano totalmente per poi tornare dirompenti, con l’intensità di un incendio. All’impulsività insita in ogni sua azione o pensiero, anche in quelli autodistruttivi che alcune volte ho dovuto ascoltare. Impulsive come le emozioni: rabbia e amore si mostrano abbracciati indissolubilmente. Fusi.
E poi, come non pensare a come viene vista dalle persone che la circondano: dall’uno come il male assoluto, dall’altro, e al contempo, come vittima della cattiveria altrui.

Scissione, idealizzazione e svalutazione, diniego, identificazione proiettiva… paroloni, buttati là dalla mente mezza malata di qualche esperto della mente. Perchè chi fa ‘sto lavoro, un pò fuori di testa lo deve essere per forza. Però, se non ti soffermi troppo sulle parole e cerchi piuttosto di leggere il mondo, lasciando la teoria sullo sfondo, allora forse un ragno dal buco lo riesci anche a levare.

E quando penso a lui, beh… comportamenti al limite del delirante, ai quali vengono date spiegazioni ben oltre il limite dell’inverosimile… discorsi che sembrano non avere un filo logico, che se fino a qualche tempo fa erano solamente eccentrici, ora trasmettono un’angoscia esplosiva. Angoscia che circonda quel senso di disinteresse, lontananza e assenza, quasi fosse un mondo svuotato dalle emozioni, che trasmette quando è accanto a me. Sfuggente, saltellante qui e lì, anche nelle occupazioni, come in fuga dal mondo, dai pensieri. Un movimento forsennato come per uccidere il pensiero, per seppellirlo sotto il vuoto. Come se il mondo non esistesse più.

Un quadro sintomatologico che se a uno specialista terzo può far pensare direttamente a una diagnosi infausta, a me fa solamente rabbrividire.
Perché il legame affettivo mi fa disperare, e arrabbiare come una bestia al contempo. Talmente arrabbiato che mi domando quando mi manchi per andarci di nuovo io, in analisi.

E quello che mi fa incazzare senza sosta è la mancanza totale di una rete sociale di supporto efficace.
Perchè non ha alcun senso gestire senza un pensiero, senza un progetto, difficoltà di questo genere.
Non uso il termine malattia perché non ce la faccio. E’ troppo doloroso.
Ma non riesco a rimanere immobile ad assistere all’autodistruzione di persone a cui sono così fortemente legato. A cui voglio così bene. In particolare se vedo che gli astanti stanno cercando di spegnere le fiamme utilizzando benzina.
Una rete sociale totalmente collusiva. Che, pur nella convinzione di aiutare, non fa altro che colludere col problema, riproponendo le condizioni e le risposte a cui sono abituati, portandoli infine a ripetere all’infinito i medesimi cliché.
Il mondo ruota, ma se facciamo così siamo tutti fermi sempre allo stesso punto. O meglio, la storia si ripete, come se il tempo si fosse fermato. Come congelato alle 5:02 del 22 aprile.
E coloro che non hanno ancora capito che cavolo stanno combinando in buona fede, nonostante glielo abbia ripetuto in turco e aramaico, li prenderei a mazzate con il mio fido randello in ghisa.

Sono arrabbiato. Perché mi sento totalmente impotente.
Da solo non posso fare nulla, e ho l’impressione di essere l’unico pazzo che ode grida di aiuto, deriso da chi non tende l’orecchio perché ha la musica o la partita del sabato sera a palla sulle orecchie. O perché semplicemente si fa i cazzi suoi.
Va a finire che, a forza di farsi i propri cazzi in ogni dove, il resto del mondo schiatta e si resta da soli. Tanto poi schiattate pure voi. E da soli.
Mi domando quando ancora dovrò ascoltare questo silenzio assordante, con le urla di chi amo in sottofondo.