giu 15

Ministero dell'Individualismo e della Semplificazione (cognitiva)

Nello scorso fine settimana ho rifatto l'esperienza di essere scrutatore ai seggi.
Ricordo bene, la volta scorsa ne sono uscito con l'amaro in bocca, dopo aver visto una partecipazione decisamente bassa rispetto alle aspettative, un discreto numero di schede nulle con disegnati sopra cazzi giganti o con sopra scritte parolacce, e una rissa finale per un voto da assegnare a due candidati della medesima lista. Si, due rappresentanti di lista erano passati alle mani pur essendo nello stesso schieramento.
Abbastanza disarmante.
Ricordo bene che se l'esperienza in sè mi aveva fatto apprezzare il valore della democrazia, la fase dello scrutinio mi aveva fatto venire il voltastomaco.

Cosa è cambiato, stavolta?
Qualcosa di certo, ma non mi è sembrato si sia verificato un mutamento davvero sostanziale.
Erano referendum abrogativi. Non prevedono si faccia una legge, nemmeno di proporla, ma servono solo a cancellarne una.
Certo, sono soddisfatto del risultato. Lo volevo, e vado orgoglioso dell'aver fatto anche io la mia parte, cercando di sensibilizzare amici e conoscenti su alcune questioni di vitale importanza per la vita collettiva. Ma ancora sento che non ci siamo.
Non si è proposto un cambiamento. Si sono cancellate delle leggi ad personam, che con l'interesse collettivo nulla avevano da spartire, ma coi referendum non si è proposta un'alternativa.
Perchè?

Siamo figli del berlusconismo. Volenti o nolenti, ce ne hanno imposta la natura, e questa è stata da noi interiorizzata acriticamente.
Il berlusconismo non è solo l'essere a favore di quel ducetto che stavolta invece di aggirarsi tra Predappio e Salò ha le sue basi ad Arcore e Palazzo Grazioli. E' tutta la mentalità, dualistica, che ci gira attorno.
Oggi non ha nemmeno più senso parlare di sinistra o destra.
O sei berlusconiano, o sei antiberlusconiano.
Ma mettiamo che, finalmente, il Partito per la Demolizione del Silvio riesca ad averla vinta. La domanda è: E POI?
Cosa ci sarà dopo di lui?
Proposte?
Non vorrei risposte dalla politica, che spesso ci infarcisce con risposte purchessia. Vorrei le risposte della gente. La stessa gente che ho attorno, che quando parla di politica parla o a favore o contro berlusconi, ma che non azzarda mai nemmeno iniziare a delineare il futuro.

Non c'è futuro.
Non ci può essere futuro, finchè non ci liberiamo di una mentalità simile.
Dualistica. Semplice. Frutto di una semplificazione cognitiva spinta ai massimi livelli.
C'è crisi. Le difficoltà sono sempre di più. O meglio, è sempre più difficile prendersi carico di una questione e lavorare per risolverla.
E' fatica.
E cento questioni oggi, cento domani, non riesci nemmeno più a contarle, cosicchè si appesantisce la mente, e l'unica soluzione è SEMPLIFICARE.
Ridurre tutto a un dualismo. Matematico. Frutto della fisica classica.
Uno, Zero. Silvio si, silvio no. Destra, sinistra.

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Sono passate migliaia di anni, ma in questa frase c'era già tutta la saggezza sulla natura umana.
Noi riusciamo a gestire benissimo la convivenza di stati opposti. Ma ovviamente il dispendio di energie per tale lavoro mentale è molto più elevato rispetto al pensare in binario come le macchine.
Di conseguenza quando le difficoltà percepite si assommano alla pigrizia acquisita, il risultato è drammatico.
Regrediamo. Torniamo a funzionare in binario. Diventiamo delle macchine.

L'individualismo è figlio di questa semplificazione.
E' più semplice pensare per sè, rispetto al lavorare assieme per un progetto.
E' più semplice cercare di raggiungere l'interesse privato e individualistico, invece di mediare affinchè il benessere sia collettivo.
Siamo immersi in una cultura di senso comune, nella quale chi fa da sè fa per tre.
E gli altri? Dove li abbiamo lasciati?
Presi dalla nostra vita personale, dalle nostre priorità individuali… l'altro dove è finito?
Eppure anche i film ci ricordano ogni giorno che "l'interesse dei molti vale più di quello di pochi… o di uno".
Già… una frase diventata davvero fantascienza.

Una serata.
Venti e passa persone sedute a un tavolo. Si brinda, si fa festa. Ci sono un paio di festeggiati, ma l'interesse non è centrato su di loro. L'interesse è centrato sul gruppo, con ognuno cerca di fare la propria parte perchè tutti si divertano, tutti si sentano a proprio agio. Ognuno con il suo ruolo conferma l'appartenenza sia propria che degli altri alla collettività.

Altra situazione.
Venti e passa persone sedute a un tavolo, si brinda e si festeggia, ma una nota stonata prende lentamente piede. Qualcuno, desideroso e bisognoso di attenzioni, calamita su di sè ogni attività, si intromette in tutti i discorsi a sproposito, fa battutacce allo scopo di elevare l'interesse per la Sua presenza a discapito di ogni persona non si presti a questo suo gioco. Arrivando infine a desiderare ad alta voce che questi se ne vadano a casa il prima possibile.

Dov'è qui l'interesse per i molti? Quanto pesano qui gli interessi individuali rispetto a quelli collettivi?
Perchè ci si è ridotti a pensare in una logica di "odi aut amo", nella quale o si è a favore o contro di questi? Perchè non si riesce più a condividere?

La contagiosità dell'individualismo è spaventosa. Figlia della semplificazione estrema, nutre questa a sua volta. Così dualismo e narcisismo patologico si alimentano a vicenda.

Eppure la storia dovrebbe averci insegnato che proprio il rompere questo circolo vizioso, e far ripartire un processo di crescita collettiva, è l'unica maniera per impedire che questi mali possano trionfare.
E' già successo. Ma avremmo dovuto imparare qualcosa dai nostri errori.
Quella volta ne siamo usciti. Ma perchè dobbiamo ritrovarci ogni volta a combattere una lotta identica alla precedente, senza nemmeno ricordare come avevamo fatto?

Non c'è futuro.
Non ci può essere futuro, finchè non ci liberiamo di una mentalità simile.
Finchè non impariamo a ricordare una volta per tutte che "l'interesse dei molti vale di più di quello dei pochi o di uno."
Finchè non riscopriamo il piacere della complessità, dell'odiare e amare allo stesso tempo, del pensare agli altri e contemporaneamente a noi stessi.
Si, è un casino. Ma la nostra mente PUO' farlo. E' questo che distingue noi uomini dalle macchine. Che ci rende unici.