set 21

Volontari, perché?

E' trascorso un anno da quando sono rientrato dall'ultimo turno in Abruzzo. Esperienza bellissima in quei tre mesi, anche se pesante e a tratti disorientante. Ma cosa fondamentale, i vissuti di quei giorni sono stati rivelatori, una guida per il mio cammino in quest'anno, e probabilmente anche per il futuro.
Ma perchè ero partito? Cosa cercavo in una tale esperienza? Si, dicono che quello che ti spinge è comunque una esigenza personale.
Forse la stessa cosa che mi aveva spinto anche a fare una esperienza di volontariato in Bosnia, sempre l'estate scorsa. La stessa che mi spinge a determinati atteggiamenti nella mia cerchia di amicizie. E la stessa che mi manda avanti nei miei studi e nella progettazione del mio futuro.

Volontariato. Cos'è?
"Fare qualcosa senza esservi obbligati".
"Agire in sacrificio dei propri interessi".
"Fare qualcosa di utile".

In sostanza, "agire liberamente per un mondo migliore, per tutta l'umanità".
Non è una cosa semplice, innanzitutto perchè il concetto di "migliore" è soggettivo, ma anche perchè applicarlo a sè stessi, e pretendere di poterlo applicare agli altri, non è per niente una passeggiata.
E mantenendo sempre a mente il motto: "Le esigenze dei molti contano più di quelle dei pochi… o di uno".
Già… ma se la spinta è comunque personale… cos'è che ti spinge a farlo?
Empatia? Altruismo? Spirito di sacrificio?

Le ragioni possono essere molteplici. E forse permettono di distinguere il volontario "sano" da quello "patologico". Differenze a tratti sottili, ma che creano uno spartiacque spesso incolmabile.

Molti decidono di imbarcarsi in azioni di volontariato per la necessità di mettersi in mostra. Se non dimostrano agli altri quanto valgono, non si sentono nessuno, non riescono a sentirsi realizzati nè veramente vivi. Hanno un ego piccolissimo, divorato dal loro stesso narcisismo.
Ma è davvero altruismo questo? Anche se le azioni di tali persone fossero di effettivo aiuto, sarebbe davvero applicata la regola che l'interesse di pochi conta meno di quello di molti? O piuttosto chi se ne avvantaggerebbe sarebbe piuttosto quel "volontario", che finirebbe per essere decorato dal popolino con una medaglia d'oro al valore civile?

Alcuni volontari invece cercano davvero di dare una mano. Fino all'estremo. La cosiddetta "sindrome del supereroe", che porta ad annientarsi nel tentativo di risolvere tutti i problemi del mondo, dimenticandosi che anche l'eroe fa parte del mondo, e dei "molti" del motto.
Qui, il volontario non solo rimane "fregato", ma rischia di fare più danni che benefici. A ognuno la sua specializzazione, un addetto logistica non dovrebbe occuparsi di soccorso e tantomeno un radiotecnico di medicina. Senza considerare poi che l'aiutare una persona è molto distante dal risolvere i suoi problemi sostituendosi ad essa, il cosiddetto "sovraiuto", che crea più problemi di quelli che risolve, rendendo il bisognoso un handicappato.

Altri ancora decidono di far volontariato per puro vantaggio personale ed economico. Soldi, soldi, sempre e solo soldi, il motore della loro esistenza. L'unica cosa attorno a cui gira il loro mondo. Mascherati da volontari, agiscono solo per un guadagno personale, che cresce, cresce, e si trasforma rapidamente in un "lavoro".
Dov'è l'agire in sacrificio dei propri interessi? E come si può dire di non esservi obbligati, se si obbedisce a una logica economica?

Ma quindi è possibile un volontariato "sano", in mezzo a tutti questi casi disperati?

Eliminando a piè pari l'ultimo esempio, che è il più estremo, credo che la totale bontà di una azione altruistica nel volontariato sia un ideale, che come tale rimane irraggiungibile, anche se dovrebbe illuminare come un faro il porto a cui si cerca di attraccare.
Non vi possono essere nemmeno categorie statiche entro cui inquadrare il fenomeno del volontariato.
Piuttosto, ci vedo un continuum, che va dal guardare all'interesse di molti, fino a quello di pochi o di una persona soltanto.
Dall'altruismo ideale fino all'interesse personale completo.

E qui ci si possono vedere tutti… Da quello che indossa la divisa anche quando va al ristorante con gli amici, a quello che nemmeno sai che è un volontario perchè lavora da dietro le quinte e non lo dice ad anima viva. Da quello che insiste a volersi dimostrare superiore ad altri volontari perchè è "più figo", fino a quello che di fronte a tali manifestazioni di egocentrismo se ne va abbattuto, ma senza ribattergli contro perchè non vuole nemmeno lontanamente abbassarsi al suo livello.

Cos'è questa cosa che ti spinge ad agire in sacrificio dei tuoi interessi, spesso anche economici, per non ricavarne apparentemente alcun vantaggio personale, ma a tutto vantaggio di chi ha bisogno del tuo aiuto?
Non so dare una risposta a tale domanda, che non sia l'amore disinteressato verso gli altri, il mirare a fare del bene reale al prossimo.
Ma sono ben cosciente che in molti casi tra questo ideale e un interesse personale, se non altro atto a soddisfare un pò il proprio ego, vi sia una linea molto sottile. Ed è un confine su cui si sta spesso in equilibrio.

Nelle ultime due settimane ne ho visti di casi, che vanno da un estremo all'altro…
Da quelli che ci rimettono non solo tempo personale, ma anche quello da dedicare alla famiglia, rischiando di non vedere la nascita del proprio primo figlio, a quelli che hanno visto in una Adunata degli Alpini la possibilità di guadagnare soldi facili facendo del falso volontariato.
Eppure sono inquadrati entrambi come "volontari"… Ma che distanza li separa!

E nell'ultimo anno ne ho visti di "altruisti"… Da quelli che ci rimettono tempo, denaro, possibilità, talvolta il proprio futuro, per stare dalla parte del più debole, a quelli che organizzano concerti benefici per guadagnarne non soldi ma visibilità, stima, approvazione, così da colmare il baratro del loro ego, di fatto comprando il consenso altrui.

Il volontario se ne sbatte del consenso altrui. Spesso nemmeno ce l'ha. Se glielo danno, fa finta di nulla: non è un premio richiesto, non è un "rimborso spese" desiderato. E' un surplus, fa bene, ma non se ne gloria nè lavora per questo. La vera soddisfazione ce l'ha già nel vedere che l'altro sta meglio grazie al suo rendersi utile. E se la tiene stretta dentro di sè.

Credo che i giochi a somma zero non siano per niente compatibili con il volontariato e l'altruismo.
Eppure è facile cadere nella loro trappola. Come non accorgersi di chi li pratica volontariamente o ci è caduto, contribuendo a perpetrare il loro gioco.

Il volontariato e l'altruismo vanno di pari passo con le parole "buonsenso" e "prossimo". Sta a noi imparare tale linguaggio.