mar 30

L'urlo

Qualche anno fa in Germania è stato prodotto un film, che è passato per lo più sotto silenzio. Si chiama L'Onda. Quanti di voi l'hanno visto?
E' la storia rivisitata di un esperimento sociale, poco ortodosso devo dire, condotto negli anni '70 da un professore delle superiori. Durante la "settimana a tema", si è trattato dell'autocrazia, cioè dei regimi totalitari. E i ragazzi a dire: sai che palle, sempre con questa storia del Terzo Reich, oggi questa cosa non potrebbe più succedere, ne abbiamo visto e provato le conseguenze.
Il professore, in cinque giorni, ha dimostrato il contrario, creando un movimento assieme ai ragazzi, detto "L'onda", che ha inglobato pure lui stesso. Una forma di protesta sfociata in una autocrazia, di cui lui era a capo, e che ha portato in così breve tempo a minacce, proclami, violenza e morte in una escalation che ha dell'incredibile, ma che segue una logica senza confronti.
L'ho rivisto un paio di volte, sembra assurdo come si possa arrivare a un regime così antidemocratico con così tanta facilità.
Poi mi guardo attorno, osservo la situazione nella cerchia delle amicizie, nell'associazione di cui faccio parte e in questo paese che amo, e mi rendo conto di come sia invece una tragica realtà.

Nei giorni scorsi ho fatto la mia prima esperienza da scrutatore. Entrando in quella scuola, guardavo la bandiera che sventolava, e mi dicevo: è un grande esercizio di democrazia, tutti dovrebbero provare almeno una volta a fare questa cosa.
Dopo aver partecipato allo scrutinio dei voti, e aver visto e toccato con mano le schede, mi domando di che democrazia io stessi parlando.
Risultati elettorali a parte – credo che ormai parlare di politica sia come parlare del bello e del brutto, è una opinione e nulla più – mi ha stupito la quantità assurda di voti dati ai partiti che urlano e basta, senza fare controproposte.
Berlusca in primis, seguito dalla Lega, di cui il patron ieri sera alla tv non sapeva nemmeno fare un discorso sensato composto di soggetto-verbo-complemento. Ma poi: di pietro e addirittura i grillini, che oltre a opporsi a berlusconi e lega non hanno praticamente un programma tantomeno delle proposte concrete.
In fin dei conti, son tutti Fascisti. Sta vincendo la politica dell'Urlo.
I voti non vengono più dati in base alle idee e alle proposte, ma in base a chi urla di più alla televisione, ai giornali, ai comizi. Non importa cosa si dice, bisogna urlare.
E arringare le masse.
Urlando.
Il silenzio, la riflessione, non pagano più.
E' democrazia, questa?

Solo due spunti di riflessione.
Il primo, tragico, lo leggo all'interno di un cesso dell'università ogni volta che ho un bisogno fisiologico impellente. Recita: "Ah, le elezioni! Come è bello vedere una massa di passivi che si illudono per qualche mese di pensare di cambiare le cose. E' come guardare un bambino che gioca col suo aeroplano di carta, inconsapevole che non vola davvero."
Temo che un pensiero del genere, per quanto profondo, sia la morte della democrazia.
Dopotutto, "se il voto cambiasse qualcosa, sarebbe illegale"
Il secondo, lo traggo da un commento su un giornale: "Il quesito era semplice, esiste una forza politica parlamentare a cui delegare questo compito e in grado di risolverlo? Vediamo… ovviamente non la destra e i sedicenti partiti centristi che sono in primo luogo i "promotori" (finanziari e no) di una deregulation banditesca, non il Pd che pur proponendosi come riformista in ultima analisi non è stato in grado di riformare neppure se stesso, non Di Pietro col tema monocorde sulla giustizia. In realtà la questione è stata posta correttamente da Saviano (il metodo mafioso) e da "Rai per una notte" sul "consenso". E' di questo che collettivamente si deve cominciare a parlare, volendo si può cominciare"

Tutto questo vale anche nelle realtà minori.
E temo che il problema sia soprattutto quello di mettersi in gioco, uscire dal proprio orticello e iniziare a occuparsi della "Res Publica". Qualcuno lo sapeva, che è dal latino di "cosa pubblica" che deriva il nome della nostra forma di governo, "Repubblica"?

Mettersi in gioco, esporsi. Impegnarsi.
Qualcuno ha pensato a cosa ci sarà DOPO la caduta, ormai inevitabile del direttivo veneto dell'associazione di cui faccio parte?
Qualcuno ha pensato a "Chi ci sarà dopo"?
Se vogliamo evitare che certi lazzaroni rimangano a spadroneggiare e a rovinare il nome della nostra associazione a livello di amministrazioni pubbliche e di direttivo nazionale, che ormai ci ridono dietro per non piangere e che cercano di avere a che fare il minimo possibile con noi, bisogna "scendere in campo", per usare un'espressione infelice, esporsi, candidarsi e mettersi di impegno.
E' comodo avere un Duce che pensa e agisce per noi, vero?
Tanto se poi non facesse più comodo, lo si ammazza e si "risolve" il problema.

Le preoccupazioni per le urla restano.
Sia per quelle di propaganda alle quali ci stiamo sfortunatamente abituando, sia per quelle che chiedono aiuto e per le quali iniziamo a essere sordi.
E anche per quelle che non si sentono ancora, per quelle che temi dovrai raccogliere quando qualcuno si sarà rimesso nei guai. Perchè non puoi averne certezza, ma ne hai un sentore fortissimo.
Poi mezz'ora fa, guardando "spider", vedi quella madre assassinata dal marito, e il bimbo che assiste alla scena senza poter far nulla.
Forse era la somiglianza, ma mi son sentito morire. Credo di aver capito la sensazione di quando ti ammazzano un figlio. Anche metaforicamente, intendo.
Già provata, e riprovata. E non posso far finta di nulla, non posso tacere quando qualcuno lo senti e gli vuoi bene un pò come fosse tuo figlio.
Ferlini lo chiama "amore terapeutico" rispetto ai pazienti, lo paragona alla "reverie", quell'affetto indicibile che ha la madre verso il figlio.
Credo che il metro di misura per l'amore tra genitori e figli non ci sia. E ti sento come un figlio da proteggere.

Chissà se arriveremo sulla cima della montagna illesi, chiaccherando del più e del meno come nell'ultimo sogno. Osservando il mondo da lassù, felici per quel che gli avevamo dato, stanchi, ma appagati.

mar 10

La fiducia degli sconosciuti

Il tempo è tiranno. Quando ne hai a iosa non c'è l'ispirazione, quando hai l'ispirazione non hai tempo. Così ti ritrovi a cercare di riordinare le idee mentre fuori soffia una delle bufere di neve più forti degli ultimi dieci anni e mentre due amici sono appena diventati genitori. Corre, sto tempo.

Il sogno è diventato assillante. Si ripete. Cambiano posti, persone, situazioni, ma il tema è sempre quello. La ragazzina che cammina sul costone della montagna, che mette male un piede e scivola giù per il dirupo, io che mi precipito a valle per chiamare i soccorsi e prestare per quel poco che posso le prime cure.
Già successo, sia realmente che metaforicamente, e più volte. La variante: stavolta i soccorsi tardavano ad arrivare, e io non sapevo più che fare… Terrore, sgomento, dolore mentre vedevo quelle gambe spezzate, il cuore mi batteva a mille e quella mano implorava aiutami. Impotenza… Di fronte a te. Per cui ho una paura folle, perchè ti voglio bene e farei qualsiasi cosa per non farti cadere nuovamente in un baratro che hai già esplorato fin troppo a lungo e del quale anche io ho tastato il fondo. Forse sono troppo protettivo, forse sarò un genitore iperprotettivo un domani, forse è solamente perchè ti conosco o forse mi sono solamente messo troppo nei tuoi panni. L'empatia è un'arma a doppio taglio… se entri troppo in risonanza con qualcuno finisce che percepisci quel che prova lui come fosse tuo.

Ci sono persone con cui la risonanza è automatica, ti conosci e a pelle vibri sulla stessa nota. Ce ne sono altre con le quali ti accordi solamente dopo un pò di tempo, dopo che a lungo producevate insieme un suono decisamente sgradevole. E ce ne sono altre ancora con cui nonostante tutti gli sforzi non riesci a essere in armonia… come sali di tonalità, queste scendono, come scendi per raggiungerle, esse risalgono di tono. Praticamente irraggiungibili.
Fa male, specie se ci tieni. Fa male quando ci stai assieme e ti rendi conto che mancano i presupposti per un'amicizia… manca la fiducia, manca il fidarsi. Il non detto supera il conosciuto di misura, la volontà di colmare quel baratro manca perchè manca la fiducia per aprirsi, per scoprirsi… per levarsi la corazza che serve per sopravvivere a questa giungla. Eppure poi ci fai notti in bianco per capire, per scervellarti a comprendere piccoli gesti che gettano timori potentissimi e creano batticuori devastanti.
E mi rendo conto che io non sono di meno… tu hai pensato male. Io anche. E nonostante le tue parole, non mi viene automatico crederti. Potevamo superare questi timori una volta per tutte… Niente. E così anche questa sera mi scolerò due birre, brindando da solo al futuro di entrambi.

Ascoltavo Aria di Allevi qualche sera fa. Ricordo la sensazione che provavo in quel momento. Dolcezza, serenità, tenerezza, cose che stridevano con come mi sentivo. Ma era bello ascoltare quelle note e finire con la testa da un'altra parte, nell'immaginato e nei ricordi, che quando il risveglio è duro sono spesso le uniche amiche che ti rimangono. Pensavo che l'irrazionalità, i pensieri ossessivi, le paranoie, i sentimenti ambivalenti sono quelle cose che pur nella loro durezza ci rendono umani. Eliminarli creerebbe degli automi, dei computer perfetti e prevedibili, che non soffrirebbero mai ma nemmeno riuscirebbero a essere felici per degli istanti.
Forse tutto questo è solo essere delle persone. Provo pena per chi cerca disperatamente di classificare e standardizzare tutto il comportamento umano, e non riuscirà mai. Provo pena per chi si arrocca in costrutti che cercano di rinchiudere, di normalizzare la pazzia.

La pazzia è dolore, la pazzia è anche genialità. Ogni matto ha un suo peculiare modo di esprimersi… bisogna saper risuonare con lui. Non puoi cambiare la frequenza di una emittente radio… se vuoi ascoltarla, devi sintonizzarti tu per primo su di essa, tanto per usare una metafora di Ferlini.
Creare quella fiducia alla base di un reciproco avvicinamento è il punto di partenza. Sia con chi chiede il tuo aiuto, sia con chi vorresti vicino. Se lo vuoi, si può…
Ma come fai a dare fiducia, se tu stesso non ne hai per primo?

E' un paradosso… se vuoi dare fiducia, devi fidarti.
O Ci si sbilancia per primi, si fa il primo passo verso l'altro, per capirlo… o si rimane a compartimenti stagni. Ognuno nella sua reggia dorata, senza mai varcarne la soglia.
Rimanendo, seppur vicini di casa, dei perfetti sconosciuti.

mar 02

Cadere in basso

Non nel senso che sono deluso, ma che proprio mi son cadute le palle.
Di rado è successo che scrivessi due rant nel giro di ventiquattr'ore, ma dato che scrivo per me stesso, può capitare. In casi come questi, soprattutto.

Tipo. Ieri prima lezione del "Professor P.", che oltre a condividere il cognome con una persona a cui ero molto affezionato da bambino (anche se si occupava di tutt'altro!), mi è stato annunciato con squilli di trombe e tappeto rosso, come fosse il docente di cui mi ricorderò per il resto della mia vita da quanto è bravo e dalla mentalità che ha.
Aperta e disponibile.
Dopo mezz'ora ero lì, in prima fila, che mi domandavo se stessi assistendo a una lezione o a un sermone di uno che tenta di convertirti alla propria religione. Asserendo di continuo che tutte le scuole di pensiero sono valide e hanno lo stesso diritto di esistere e di essere applicate se funzionano, ma di fatto cercando di convincerti che la sua è bella, fantastica, applicabile in ogni circostanza, giusta e vera.
Tanto che una ragazza ha azzardato: "ma dove sta cercando di andare a parare? perchè sembra proprio che dobbiamo convertirci a una nuova religione".
E che provi a convincerci della sua mi sta bene. Ma se ti professi così aperto di mentalità, non mettere come testo obbligatorio un libro sulla medicina tibetana scritto da te.
Si, è proprio sulle pratiche di meditazione tibetane e sul loro utilizzo in psicologia.
Ora, se sei aperto di mentalità, e di fatto utilizzi questa motivazione per convalidare la tua professione, dovresti permettermi di studiare anche un'altra possibilità. Qualsiasi essa sia, basta che funzioni.
Quindi, se funziona, voglio poter studiare l'applicazione terapeutica della pet therapy con i criceti del Galapagos.
O qualsiasi altra cosa mi stimoli l'interesse. Certo, di più della meditazione… Non metto in dubbio che possa funzionare, anzi ne sono certo, se sei primario poi. Ma semplicemente vorrei poter scegliere anche qualcos'altro, e non avere la sensazione che mi sia imposta.

Fiducia. In qualsiasi rapporto, sia che le interazioni siano tra due persone che tra dieci, senza di questa non funziona nulla.
E te ne accorgi quando dopo una vita che cerchi di condividere, di aumentare l'area del conosciuto a scapito di quella dello sconosciuto e del non detto, i risultati sono enormemente inferiori alle attese.
A quel punto ti interroghi. E ti arrendi all'evidenza che forse l'interesse a investire nella fiducia reciproca non era così grande. La cosa deve essere bidirezionale. Non funziona? Sbattere i piedi e insistere è da bambini. Prendere decisioni più radicali forse è da persone un pò più mature.
In ogni caso è una delusione. House ha appena detto che la delusione è la rabbia dei rammolliti. Io non sarò un duro, ma via, si incassa e si riparte.

Anche perchè restano altre certezze. Non solo quelle di cui parlavo ieri. Certe amicizie, nelle quali vedo si può investire perchè la fiducia c'è. Dove ci si cerca e ci si trova, quando ce n'è bisogno e anche quando no.
Resta la certezza che questo percorso da qualche parte mi porterà. Esattamente la destinazione non la voglio prevedere, ma lo scopo è quello. Esserci. Rendersi utili. Ascoltare.
Restano i valori, il crederci fermamente, il non arrendersi passivamente di fronte alla constatazione degli stati negativi delle cose. Tipo quel marocchi di ieri sera che si limitava a constatare come vada tutto a rotoli. O gli amici che dicono "i politici son tutti dei ladri, l'italia è uno schifo".
Se si è convinti, le cose possono cambiare. Forse da solo non ci riuscirai, ma almeno potrai dire "ho tentato". Non sarai stato uno spettatore passivo inerme di una puntata trita e ritrita di Porta a Porta.