feb 28

Questa è la mia vita

Se esiste un Dio, questa istantanea che sto attraversando è solo un fotogramma della mia vita. Tutto sembra ridursi a fasi, periodi luminosi e periodi bui. Come una strada di montagna, che quelle di pianura tutte dritte sono noiose da percorrere, tutta curve e attenzione sempre al massimo, con gallerie che ti domandi ogni volta quanto lunga è e se ti basta l'aria che hai in macchina, finchè attendi il ritorno della luce.

Ma l'impressione che quel genio malefico di cartesiana memoria stia sghignazzando è più che forte. L'impressione di far parte di un Truman Show è quasi una certezza. Quasi, perchè non voglio considerarmi pazzo. La pazzia sarebbe dunque solo una fuga dalla realtà quando questa si fa pesante, allora? Chi sono io per escluderlo?
Quel bastardo del solito regista che si diverte a incasinare la trama ogni tre per due sta dando anche in questa occasione il meglio di sè. Si, te lo dò, l'Oscar. Anzi, tre oscar, leone d'oro e pure un posto nella Hall of Fame. Te lo meriti proprio, brutto bastardo.
E ti credo che ti attacchi all'esistenza di un Dio per avere un qualche tipo di antagonista a questo figlio di puttana. Devi credere in qualcosa, per non affondare. Potrai essere forte come un leone, ma sempre umano sei. E continui a sperare di non essere del tutto pazzo, e a porti domande su tutto questo…

La domanda a bruciapelo che mi è stata rivolta: hai superato lo scoglio?
Come faccio a rispondere? Non lo so. A momenti penso di si, a momenti vorrei dire senza alcuna incertezza SI!, ma dato che in alcuni momenti mi rendo conto che la cosa mi tocca ancora, non posso non essere sincero, e dire che non lo so. Non mi intralcia la vita, non mi sta dando problemi nell'immediato, non mi fa salire il brivido lungo la schiena come all'inizio, questo è certo. Ma da qui a dire che la dinamite del tempo e della ragione ha avuto la meglio sullo scoglio, non ce n'è poca di strada. Credo ci voglia ancora tempo… e te lo dirò quando, e spero anche io che sia presto.
Tutto così strano, ricominciare l'altra sera. Parti invertite, stavolta, io che resto in soggiorno a chiaccherare e che poi andando a letto ti trovo lì già addormentata… fa uno strano effetto, molto diverso da prima. Prendo le distanze anche io, lo so, ma non più di quanto le abbia già prese. Io sono ema, non un altro.

La domanda che mi faccio io da qualche giorno: ho forse perso il treno?
Non voglio rispondermi, perchè secondo la mia analista mi direi di si. Ma la sensazione è più che forte, quando senti che hai dato tutte le ragioni del mondo a una persona per non aspettarti e per proseguire la sua vita, considerandoti poco più che una stazione di campagna, dove anche un regionale tirerebbe dritto.
Ma ti ho sentita molto distante, e la cosa mi ha lasciato l'amaro in bocca.
Lo so, se c'è qualcuno che ha sbagliato sono io, ma non me la sento nemmeno di colpevolizzarmi per la sincerità e per essere stato me stesso fino in fondo.
Chiamiamo in causa il destino? se si vuole per forza trovare un responsabile allora si, ma io nel destino, e nella trama scritta da qualcuno, non ci vorrò credere MAI.

La domanda che ti fai tu: e se lo avessi voluto?
Non c'è risposta. Perchè al passato non si torna. Almeno finchè doc non esce dal laboratorio sfornando una DeLorean volante. Fai bene a giudicare tutto secondo la felicità odierna, perchè non ci possiamo colpevolizzare per decisioni passate. Non possiamo sapere cosa sarebbe successo se, non possiamo controllare le sliding doors.
Quel che è stato è stato, godiamoci questo presente ora. Anche perchè non vi sono alternative.
C'è altro da dire? Io altro non trovo… questa è la nostra vita.

Questa è la mia vita. L'unica risposta a tutte queste domande.
Strano che a tutte queste domande, le tre persone diverse che le hanno rivolte ad altre o a nessuno possano dare a sè stesse la stessa risposta. Scherzo del destino? Il regista sta barando anche questa volta?
In un film lo stesso attore di Truman Show diceva "Dio è un bambino dispettoso che si diverte a puntare una lente d'ingrandimento su una formica", e bruciargli il culo. Difficile non pensare che sia così, dato tutto quello che mi succede.
Se tu in Dio non ci credi è perchè sei forte e non hai bisogno di trovare un colpevole per tutto quello che ti accade di male? E sono io che ci credo solo perchè voglio che ci sia qualcuno ad ascoltare le bestemmie che lancio quotidianamente per spronarlo a fare i conti con me da uomo a uomo?
La mia parte la faccio, e la faccio anche bene. E prendere pesci in faccia per tutta risposta non mi sembra giusto. Non me lo costruisco io questo destino intorno a me, e l'unica che risposta che riesco a trovare è che questa è la mia vita e me la devo vivere così? MA ANCHE NO!!
A costo di spaccarmi tutte le ossa, di scatenare la terza guerra mondiale, di tirare giù davvero il padreterno, di lasciarci le penne… la mia storia la scrivo io!

La foto mi riporta alla mia "seconda infanzia"… avevo ricominciato a camminare a passo spedito, riscoprendo la vita per la seconda volta. Momento spensierato, come la vera infanzia, non difficile come ora. Ok, il gioco si fa duro adesso… e io sono armato fino ai denti.

feb 15

A metà

Quando le cose accadono troppo in fretta… quando si passa in pochissimo tempo da un senso di totale smarrimento e in parte di disperazione, a un senso di totale spensieratezza e divertimento sfrenato… quando ti guardi indietro, e ti rendi conto che è come se avessi due identità, una che hai seguito fino a poco tempo fa e un'altra che preme per uscire, e che combattono per prevalere l'una sull'altra, da sempre, senza riuscire a integrarsi…
E' con tutto questo che si può definire il termine "sconvolto"?

Su una cosa hai ragione, si.
Che fino a poco tempo fa non sopportavo alcune persone, ne adoravo altre, vedevo nitidamente il mio futuro, mi permettevo di scegliere anche in base a pochissime informazioni a disposizione. Avarizia cognitiva, la chiamano.
Ora ho riconsiderato tutto. Sono stato costretto, forse. E di quelle persone mi rendo conto che non sopporto alcuni atteggiamenti, e cerco di cogliere quello che posso da loro, senza illudermi che siano perfette, anzi sapendo che mi devo accontentare e prenderle per quel che sono. Umane, come me.

E io? Io… oscillo.
Tra il modus vivendi che ho tenuto fino a due mesi fa, e quello successivo. Senza soluzione.
Nel senso che sono appunto diviso a metà, tra queste due indoli… che non è semplice integrare.
Ieri sera mi son divertito, si, ma c'era qualcosa che non andava. Non mi riconoscevo, mi sembrava di non essere me stesso. O almeno il me stesso che sono di solito. E così non riesci a capire chi sei veramente.
Nelle varie sfumature, forse sono sempre io. Ma sembrano così inconciliabili… Passare da momenti in cui ti comporti come un cazzone di 18 anni, a momenti in cui mi sento anche troppo adulto, troppo accademico, troppo inquadrato in quella che sarà la mia professione. La soluzione sta nel mezzo, si dice… ma trovalo tu un mezzo che non sia un limbo, tra questi due estremi. E oscillo… senza fermarmi.

Sarei curioso di vedere dove sarei se non avessi preso alcune decisioni in passato, se avessi deciso di proseguire la strada che mi era di fatto stata tracciata davanti.
Non mi pento assolutamente delle mie scelte, rifarei tutto come allora. Forse questa è solo una "fase", da accettare così come viene senza farmi troppi problemi.

Ma è così strana… come un anno e mezzo fa. Eppure sembrava tutto così perfetto in quei momenti, tutto chiaro, tutto nitido. Poi alzi la testa, e vedi che nel blu del cielo sta accadendo qualcosa. Sono arrivate le nuvole, e inizia a piovere. Sempre di più, sempre di più… E cerchi un riparo, un rifugio, in attesa che torni il sole. Oppure prendi l'auto, e cerchi tu un posto dove splenda il sole. Casomai a poco meno di 80 km a sudest da questa sperduta cittadina della pianura.

Vorrei andare in vacanza. Una vacanza da into the wild. Partire, senza destinazione certa, viaggiare senza meta, tra la natura e il mondo dell'uomo, viaggiare per capire chi diavolo sono. Mi verrebbe da dire che è la vita, questo viaggio, e che lo sto anche io facendo da quasi ventotto anni. Ma è davvero una roulette russa allora… non sai chi sei, non sai dove vai, non sai perchè nè per come, hai solo degli ideali davanti che devi già mettere in preventivo che non raggiungerai mai.

E di tutto questo… avere ancora qualcuno con cui parlare.

Non so se sono pronto per ricominciare. Forse è troppo presto, forse sto bruciando le mie tappe. Non posso nemmeno bruciare questa occasione, d'altro canto. Però continuare così, senza sbilanciarsi troppo, senza il coraggio di buttarmi, con la paura di sbagliare e di fare male… non è semplice.
Ma cosa posso chiederti… tempo? Te ne sto già chiedendo troppo. Non posso chiederti altro… se non di esserci.

E' tutto molto enigmatico, lo so, almeno per un "esterno" che legge. Non pensate che vi sia meno confusione nella mia testa. Quello che riesco a esprimere a parole è solo un infinitesimo di ciò che ho dentro.

feb 06

Emotività e razionalità

Quando è tutto ben definito non vi sono problemi, ogni situazione che si pone davanti viene risolta in un attimo e non ci si rende nemmeno conto della fatica che si fa.
Quando invece la vista è offuscata da una pellicola non perfettamente trasparente, anche la cosa più semplice si rivela un vero e proprio rompicapo.

Razionalità. Sembra così semplice essere perfettamente razionali, calcolare tutto e risolvere ogni cosa nella maniera più logica, quasi come fanno le macchine. Si pone davanti un ostacolo, lo si affronta, si risolve il problema, si continua come niente fosse.
Come a un casello dell'autostrada. C'è, si varca, e si procede. Arrivi al casello di uscita, paghi, lo passi. Niente di più banale. Niente di più automatico.
Spesso è così. Quanto vorrei fosse così.
Eppure, ora che ci penso, quanto son contento che non sia così.
Prevedibilità, logicità… che gusto ci sarebbe a vivere se la strada fosse già segnata in partenza, senza la possibilità non solo di scegliere quale percorrere, ma anche di costruirne una dal nulla?
Se tutto fosse prevedibile e perfettamente razionale, oggi non sarei quello che sono… oggi sarei ancora rinchiuso tra quattro mura a spippolare tra i videoterminali, senza via d'uscita.

Eppure… quanto mi disorienta tutta questa emotività.
Non poter prevedere quanto tempo ci vuole per districare completamente una matassa. Non poter prevedere quante risorse ti sta succhiando. Eppure viverlo, come parte di me, come parte di quello che sono, di quello che voglio essere. Non poter affrontare come vorrei una sfida della vita, non arrivare al risultato che tanto desideravo.
Amen, pazienza, sarà per la prossima volta. Certo, ma quanto è difficile dirlo, quanto è difficile accontentarsi.
Sapevo cos'era la "pseudodemenza depressiva reattiva". Ok, ora l'ho provato anche sulla mia pelle. Sentire che nonostante la fatica di concentrarsi, lo sforzo continuo e ininterrotto, l'aiuto di una amica, non riuscivo a far entrare in testa una inutilissima lista di psicopatologie. Mente non occupata da altro, mente letteralmente sgombra, inattiva. Sensazione bruttissima, quella di non riuscire dove di solito arrivo senza grosse difficoltà.
Ora… lo so, devo accettare questo temporaneo stato, cercare di remarci contro, e tornare a sorridere ogni secondo come faccio di solito. Si, razionalmente è quello che devo fare.
Ed emotivamente? L'emotività c'è, non la controlli, te la cucchi e basta, non ci puoi fare niente.
La voglia di rimettermi in moto, di rimettermi in gioco, di ripartire e tutto il resto, c'è. Ma il motore è stanco, provato, troppi eventi, troppi pensieri in poco tempo. Overflow.
Mi sento sotto scacco. Ho bisogno di tempo, e tempo non ne ho. Il mondo intorno a me continua a correre come al solito, e non posso perdere il treno. Non di nuovo. Sempre ammesso che questo sia il treno che voglio prendere.

Una clinica psichiatrica.
Non ci ero mai entrato, fantasticavo su come fosse, mi vedevo in un futuro forse remoto a lavorarci dentro, a capire cosa ronzasse per la testa delle persone.
Poi ci entri, e ti rendi conto che forse non è tutto, anzi.
Che cosa ottieni a diagnosticare, a capire le persone, se poi il tuo lavoro si ferma lì?
E' questa la direzione che voglio intraprendere?
No. O almeno, se entrassi un una struttura del genere, dovrei letteralmente stravolgerla. E non intendo farmi massacrare perchè voglio cambiare qualcosa che è più statico del sarcofago della centrale di Chernobyl. Col rischio poi di trovarmici dentro anche io, e di arrivare a 60 anni a essere perfettamente inquadrato in una istituzione nella quale mi dovrei riconoscere.
Le conoscenze che sto acquisendo, le esperienze della vita che sto vivendo sulla mia pelle, le esperienze sul campo che farò, le voglio mettere a frutto al massimo.
Non ci si ferma a compilare una cartella clinica. Non ci si ferma a dire a una persona "Lei soffre di depressione maggiore" o "Quella che lei vede di fronte a sè è solamente una allucinazione".
Non voglio ridurmi così. Posso fare di più. Voglio fare di più.
Aiutare chi ha bisogno, anche solo con una mano tesa. Mettersi a disposizione. Sorreggere, insegnare a camminare di nuovo. Indicare la strada per uscire dalle situazioni apparentemente impossibili che la vita ti mette davanti. Fare quel che si può, ma di quello che è possibile fare tutto.

Se non ci mettiamo in questo gioco, se non aiutiamo a vicenda… cosa ci stiamo a fare qui?